Convivere con un animale domestico: una relazione salutare

Convivere con un animale domestico: una relazione salutare

Ci commuovono, ci divertono, ci consolano, ci distraggono, ci spaventano, ci soddisfano, ci stanno vicini... Gli animali che vivono con noi rappresentano un legame stabile e assumono di volta in volta funzioni diverse, prima fra tutte quella di farci stare meglio.

Non c’è niente da stupirsi se, nelle nostre case, il loro numero è in continuo aumento. Da uno studio compiuto da Doxa, Gli italiani e gli animali da compagnia, emerge che circa il 39% degli italiani, una cifra pari a circa 20,3 milioni, possiede un cane e/o un gatto. La preferenza è accordata a Fido - i cani registrati alle anagrafi nazionali 10 milioni – e non a Micio. I gatti registrati alle anagrafi sono solo 600.000, anche perché l’obbligo di registrarli nelle apposite anagrafi comunali risale soltanto all’anno scorso, ma si calcola che siano almeno 7 milioni.

Quali sono i motivi per cui i quattrozampe contribuiscono a determinare il nostro benessere? Senza la pretesa di essere esaustivi, di seguito alcuni spunti per rispondere al quesito.

 

Sono un antidoto contro la solitudine. Quando avvertono un rumore, giocano, vogliono la pappa, chiedono le coccole o si avvcinano per farle, gli animali domestici sono impegnati e ci impegnano in continui scambi relazionali che, già di per sé, sono un ottimo antidoto contro la solitudine. Soprattutto se sono cani, arrivano ad assumere un ruolo di veri e propri facilitatori sociali. Basta passeggiare a 6 zampe per la città per constatarlo: non solo Fido si ferma in continuazione per calorosi scambi con i propri simili. Ma succede di essere fermati in continuazione per sentirsi chiedere come si chiama Fido e quanti anni ha. Più facilmente, inoltre, le persone con un cane sono avvicinabili dai passanti - ad esempio da coloro che chiedono una informazione – e ricevono un maggior numro di sguardi e sorrisi.

 

Stimolano la produzione di ossitocina. L’ossotocina è anche detta ‘ormone dell’amore’. Ha un ruolo centrale durante il travaglio e il parto e successivamente nel processo di allattamento. Ha la funzione di promuovere l’attaccamento materno, la lattazione, il legame fra partner e la coesione all’interno di un gruppo. Aumenta i comportamenti a favore degli altri e stimola la generosità e l’empatia e consente di riconoscere più facilmente le emozioni, con la riduzione della paura, dell’ansia e dello stress. Esperimenti condotti in Giappone hanno dimostrato che lo sguardo di un cane aumenta i livelli di ossitocina in chi se ne prende cura nel corso di una interazione della durata di 30 minuti. Non solo. Studi condotti attraverso la risonanza magnetica funzionale attestano come i volti di membri della famiglia, umani e canini, stimolano l'area della corteccia cingolata anteriore, una regione del cervello fortemente attivata dall'ossitocina. Le persone, in altre parole, provano affetto verso i loro cani in modo simile a quello provato verso membri della loro famiglia.

 

Rappresentano un legame e un sostegno affettivo importante. Chi convive con gli animali domestici e lo fa in maniera responsabile, li pensa costantemente. Non solo perché vogliono essere spazzolati, puliti, portati a spasso e divertirsi, ma anche perché, quando si tratta di pianificare le vacanze, il primo pensiero va a loro: in quali mete recarsi che siano compatibili con loro? Oppure a chi affidarli perché possano stare bene? Costituiscono quindi un legame molto importante, a maggior ragione perché, con la loro presenza apportano un sostegno affettivo costante. Non solo non giudicano, non tradiscono e non commentano. Ma accettano anche chi vive con loro per come è e non per come vorrebbero che fosse. Gli animali, grazie al loro comportamento e al loro linguaggio corporeo, non saturano la comunicazione di messaggi verbali, ma facilitano la concentrazione, l’osservazione e la tranquillità, favorendo e stimolando un registro intimo e sensoriale. Costituiscono pertanto un potente ansiolitico.

 

Comunicano con chiarezza le loro emozioni e comprendono quelle dei loro coinquilini. Grazie al loro comportamento spontaneo, gli animali domestici facilitano la comunicazione e permettono l’espressione di tutte le emozioni. Garantiscono così relazioni autentiche e prive delle ambiguità degli scambi comunicativi umani e aiutano a stimolare l’immaginazione e la creatività. Non essendo dotati di parola e convivendo con gli umani da oltre 12.000 anni, i cani sono in grado di riconoscere, dai movimenti, dal modo di respirare, dagli odori che si emettono e persino dalle espressioni facciali, in quale stato emotivo si trovi chi convive con loro, dandogli la piacevole sensazione di sentirsi compreso.

 

Sono i destinatari delle proiezioni di chi vive con loro. Facilmente, chi vive con un animale gli attribuisce le emozioni e le sensazioni che prova: se è stanco pensa che sia stanco, se ha fame ritiene che sia affamato, se è spaventato ipotizza che abbia paura. La questione si complica quando, a livello inconsapevole, si proietta sull’animale anche la propria rabbia e si finisce per averne paura. Non tanto del proprio quanto, soprattutto di quelli che non si conoscono: non si spiegherebbe diversamente l’elevato numero di coloro che hanno paura dei cani e, un po’ meno, dei gatti.

 

Esprimono con chiarezza quello che sentono e i propri bisogni. Se sono infastiditi da un rumore scappano, miagolano, abbaiano, se sono arrabbiati con un loro simile, hanno voglia di giocare o sono irresistibilmente attratti da un loro simile, anche a scopo riproduttivo, lo manifestano in una maniera molto comprensibile. Non provano vergogna, hanno sensi di colpa che, quando fanno una qualche marachella, si esauriscono al cambiare dello sguardo dei loro coinqulini umani e mostrano chiaramente le loro reazioni emotive, come la curiosità, la disponibilità, la fame e il sonno. Da questo punto di vista, occorrerebbe assurgerli a maestri, considerati, da un lato, il loro ‘potere’ di aiutarci a sintonizzarci con le nostre parti più arcaiche e autentiche; dall’altro lato, quanto spesso sia difficile per gli esseri umani riuscire a riconoscere, a esprimere e quindi a gestire le proprie emozioni e i propri bisogni. Non è quindi casuale se nei sogni ne diventano il simbolo.

 

Possono avere un potere educativo per i bambini. Hanno bisogno di essere rispettati, di avere i propri spazi, di soddisfare i propri bisogni e di essere accuditi. Hanno un ciclo di vita che purtroppo è molto breve. Di solito, arrivano da cuccioli, come i bambini, poi crescono, si riproducono e muoiono, con il lutto e l’esperienza di perdita che ne consegue. Rapportarsi con le loro esigenze e con le diverse tappe della loro esistenza, compresa quella della vecchiaia che intenerisce moltissimo, può costituire davvero una buona scuola per i bambini.