Rimozione: un po’ di chiarezza su un termine spesso abusato

Rimozione: un po’ di chiarezza su un termine spesso abusato

‘Ho rimosso’: un episodio, un nome, il programma scolastico, una procedura farraginosa. Il verbo rimuovere è uno dei termini psicoanalitici più diffusi nel linguaggio della quotidianità e viene utilizzato come sinonimo di scordare indelebilmente. In realtà, fa riferimento a un meccanismo di difesa più articolato e complesso di quanto comunemente si creda. Freud, nel suo scritto del 1915 (La rimozione), definisce la rimozione come un processo la cui ‘essenza consiste semplicemente nell’espellere e nel tenere lontano qualcosa dalla coscienza’.

Come accade per tutti i meccanismi di difesa, scatta in automatico, cioè senza il controllo volontario di chi lo attua, per motivi dovuti a una profonda e inconsapevole ‘convenienza psicologica’ come, per esempio, evitare l’angoscia o il senso di colpa dovuto a desideri o impulsi considerati inconfessabili.

A differenza di quanto accade nella comune dimenticanza, ciò che viene allontanato dalla coscienza non viene completamente neutralizzato, ma ‘confinato’ nell’inconscio, la ‘cantina’ della mente in cui ogni individuo ripone senza averne coscienza, ‘oggetti’ troppo ingombranti o pericolosi da mantenere nell’’appartamento’ della propria coscienza.

La natura della rimozione è adattiva considerato che non riusciremmo a sopportare la fatica di tollerare tutti i nostri impulsi, desideri, paure, dolori e conflitti. Tuttavia, mentre gli oggetti che di solito si ripongono in cantina non compiono tentativi autonomi per arrivare ad abitare l’appartamento, può capitare che ciò che viene rimosso prema per avere accesso alla coscienza suscitando angosce e paure che si manifestano, per esempio con ansia e attacchi di panico che il soggetto avverte, ma di cui ignora l’origine.

Ciò che è stato rimosso può emergere per diversi motivi, per esempio, perché un odore, un sapore, una frase o una situazione presentano delle affinità con esso oppure perché, per i motivi contingenti della vita di oggi, si riprovano angosce o sensi di colpa simili a quelli di ieri.