Spostamento: il meccanismo di difesa alla base delle fobie

Spostamento: il meccanismo di difesa alla base delle fobie

Lo spostamento è un meccanismo di difesa e, come tale, scatta in automatico e senza la consapevolezza da parte di chi lo attua. Consiste nello spostare un’emozione, una pulsione, una preoccupazione o un comportamento da un oggetto iniziale verso un altro perché rivolgerli a ciò che li ha scatenati suscita troppa angoscia. Alcuni esempi attribuibili alla vita di tutti i giorni? Arrabbiarsi con il proprio intoccabile capo e scaricare la propria rabbia non su di lui, ma sul coniuge o sul proprio cane; provare una collera eccessiva per una questione di lavoro poiché, senza che ci se ne renda conto, presenta delle caratteristiche simili a motivi di rabbia non espressi quando si era bambini o, ancora, provare per un collega l’invidia o la gelosia che si nutriva nei confronti dei propri fratelli. In questi ultimi casi, a ben guardare, si può riconoscere che la circostanza, di per sé, non meritava la mobilitazione emotiva che è stata in grado di suscitare.

Ulteriori esempi di spostamento possono consistere nel razzismo ‑ si attribuiscono a una minoranza le colpe dovute a un intero sistema ‑ oppure nella ‘elezione’ di un capro espiatorio che, in un gruppo, diventa il destinatario di tutte le paure, le angosce e la rabbia che il gruppo prova per i motivi più diversi non certo dovuti al capro espiatorio stesso.

Ad un livello più patologico, lo spostamento è alla base del feticismo nel quale l’eccitazione non è data dalla presenza o dal desiderio dell’altro, ma da oggetti parziali sui quali viene spostata la propria libido come, per esempio, i piedi, le scarpe o le mutandine.

In ultimo, lo spostamento è il meccanismo di difesa alla base delle fobie che consistono in forti paure apparentemente immotivate per particolari persone, animali o situazioni. Nel primo caso, può trattarsi dell’omofobia o della xenofobia, nel secondo caso a incutere il timore può essere anche la sola vista di bisce, ragni, cani, topi e persino gechi, nel terzo la paura è scatenata dall’idea di camminare su tombini e griglie, di salire in alto, di prendere l’ascensore, di stare in spazi aperti o, al contrario, in spazi chiusi.

Chi ne soffre riconosce quasi sempre che la sua paura è eccessiva, ma, nonostante ciò, fa il possibile per evitare la circostanza, l’oggetto, l’animale o la persona che considera pericolosi. Essi vengono infatti assurti a simbolo di un impulso interno inaccettabile come, per esempio, il desiderio inconfessabile della morte di qualcuno oppure del timore di ritorsione contro una fantasia assassina.